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Itinerari di Lesa

Il borgo - Si posteggia sul lungolago (a), da cui è possibile gettare uno sguardo panoramico sia sul pittoresco golfo di Lesa fino alla punta di Belgirate, sia sullo spazioso braccio del lago delimitato dai golfi di Ranco-Ispra e Ispra-Monvalle e dall'alta costa di Arolo e S. Caterina del Sasso in sponda lombarda. Alle spalle c'è il borgo intensivamente edificato su un declivio esposto al sole del mattino.
Dove la costa s'incurva verso Belgirate le ville litoranee si vedono sovrastate dai ronchi e dalla collina fino ad una prima balza piuttosto in alto. Più arretrato, un secondo pendio sfuma verso l'alto.
Avviciniamoci a Villa Tadini (b), recintata da un'elegante cancellata liberty e tenuemente posata in cima ad uno scenografico parco dai begli esemplari arborei. Dal 1910 la sua sagoma inconfondibile, abbellita da fini trine neogotiche, incornicia degnamente questo bel golfo. Oggi è purtroppo in semiabbandono.
Entriamo sotto i larghi portici (c) arricchiti da più botteghe d'antiquariato. Si dipartono da qui alcuni angusti vicoli in salita che separano i vecchi quartieri formati da case e palazzi di tre-quattro piani, serrati l'un l'altro strettamente. Qua e là sotto la crosta degli intonaci si indovinano elementi tre-quattrocenteschi (portali, pilastri, paramenti murari, ecc.).
Incrociando la via Pizzi, che fiancheggia l'isola del Pretorio (così definita nel catasto del 1863 perché residenza del pretore ovvero podestà di Lesa e Vergante, ed oggi ancora sede comunale), si giunge al cospetto di un vetusto edificio rimodernato: il vecchio castello (d). La sua età appare evidente per il muro a scarpa in blocchi di pietra a vista, per i resti di una finestra medievale murata, mentre moderni sono i merli, la finestra in cotto e l'ingresso.
A destra, nel vicolo C. A. Rabajoli Apostoli ci sono pure i resti di un portale murato e sovrastante nicchia con un secolare affresco mariano ed un altro portale in pietra con architrave a timpano di tradizione medievale. E' quanto rimane, attraverso il succedersi delle ristrutturazioni, del cuore della comunità di Lesa, Vergante e della Castellanza di Meina.
Alla sinistra del castello, dinnanzi al circolo dopolavoristico, la piazzetta è stata ricavata dalla demolizione della chiesa di S. Bernardino, già citata nel 1590, demolizione risalente ai nostri anni '50.
Attraverso via alla Fontana si raggiunge la Sala Manzoniana (e), piccolo museo ubicato sul retro di Villa Stampa, che custodisce cimeli del grande scrittore insieme a quelli del commediografo lesiano d'adozione, Giulio Carcano (Milano 1812 - Lesa 1882) e del filosofo Antionio Rosmini.
Villa Stampa (f) oggi sede bancaria, ma nell'Ottocento dimora di villeggiatura, ospitò per molte stagioni, dal 1839 al 1857, il Manzoni, che in seconde nozze aveva sposato Teresa Borri vedova Stampa. Sovente vi riceveva gli illustri amici letterati Rosmini, Carcano, Tommaso Grossi, Ruggero Bonghi ed altri ancora.
La villa, sorta a fine Settecento ancora fuori dall'abitato, di stile neoclassico oggi deturpato, giungeva fino al lago con due ali che si protendevano dal corpo principale, ali abbattute nel 1806 per la costruzione della strada del Sempione.
Per via Gibertini, originario letto di torrente oggi incanalato, a cui non giungeva neppure l'abitato agli inizi del Settecento, si può raggiungere la collina, per mezzo di una scalinata campestre che sottopassa la ferrovia. La carrareccia che si raggiunge, ricalca fino a Belgirate il tracciato della strada romana del lago proveniente da Villa Lesa un tempo più rettilineamente di oggi.
Veramente apprezzabile è il punto panoramico (g) spaziante su tutto il basso lago e sulla sponda lombarda. Non così chiaro appare invece il tessuto urbano antico di Lesa, poiche il reticolo dei vicoli viene sommerso dall'altezza delle costruzioni.
Villa Alice, poi Riva (h), costruita nel 1906, dipinta «con raffinati motivi a ghirlande di fiori e frutta» è oggi in deplorevole abbandono. Posta sulla sommità di uno spalto terrazzato con accesso da una monumentale scalinata a doppia rampa visibile da via Roma, aveva dinnanzi un grande parco a prato.
Scendiamo al paese e visitiamo S. Martino (i), la parrocchiale, la cui prima notizia risale al 1224, quando vi venne siglata un'importante alleanza fra nobili e l'arcivescovo di Milano. Ma la sua struttura romanica sembra preesistente. Dal piazzale su cui si specchia una Via Crucis novecentesca (Vanni Rossi, 1936), si intuisce la struttura romanica del campanile e la pianta a tre navate della chiesa. Una testina romanica in calcare è murata in una panca e un frammento architettonico sopra un'acquasantiera nel muro vicino.
Data la ricchezza del borgo e delle sue principali famiglie, il tempio fu dotato di pregevoli arredi. Nella navata di sinistra dopo il fonte battesimale si ammira un affresco quattro-cinquecentesco di Madonna in trono e Santi, qui riportato nel 1677, e un altare alla Madonna del Rosario. Nel presbiterio la prima tela, raffigurante il Cristo nell'orto, è oggi attribuita al Vermiglio; la terza e la quarta, S. Martino e S. Giorgio, sono incerte ma non più attribuite a G. C. Procaccini. Il gruppo ligneo del S. Martino risale al 1889. Meno Pregevoli gli altari del Sacro Cuore e di S. Giuseppe. Di valore storico documentale la pavimentazione, in piastrelle bianche e biancorosse marezzate. Nel Villino Noseda, a destra del sagrato, nel 1940 si è rinvenuta una moneta aurea romana; sotto la sacrestia, una serie di tombe in pietra d'età imprecisata. In faccia al S. Martino, al di là del sagrato, secondo i richiami toponomastici si doveva trovare una porta del borgo murato, che inglobava anche la chiesa.
Oltre il Sempione, in mezzo ad un vasto parco sorge Villa Noseda (l), già dei Visconti di Ornavasso, risistemata nella seconda metà dell'Ottocento da un preesistente edificio del Settecento. Magnifica è la facciata a lago, neoclassica, e magnifico il giardino a prato e aiuole.


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