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Da Meina al paese

A mano destra della strada statale del Sempione, appena dopo Meina, in cima all'unica salitella si incontra l'ex Villa Correnti, poi La Peyse d'Avesen (a). Nascosta da un ampio parco, elegante, fu l'ultima dimora di Cesare Correnti, patriota milanese e senatore del Regno (1815-1888).
La strada scende e si impegna in una serie di curve che non permettono distrazioni visive, mentre molto ci sarebbe da ammirare del lago e delle colline al di qua e al di là del lago stesso. In questo angolo visse e lavorò con frutto il pittore Siro Penagini (Milano 1885 - Solcio 1952) ispirato da tanta quieta bellezza.
Ora nemmeno il tempo di pensarci ed ecco sulla sinistra Villa Cavallini (b) il cui parco ospita enormi e centenari esemplari di alberi ed arbusti (platani, faggi, lecci, cedri, araucarie, sequoie alte più di 40 metri, azalee, tassi, magnolie, camelie), un giardino all'inglese ed uno all'italiana con scenografiche gradinate.
Proprietà del senatore Gaspare Cavallini (Mede Lomellina 1807-1903), la villa risulta dalla fusione di tre edifici, tra cui a sinistra la tardosettecentesca Villa Minetti. Oggi ospita, per disposizioni testamentarie, l'Istituto Professionale Statale per l'Agricoltura G.E. Cavallini, con aule e serre per la pratica florovivaistica. Il parco è aperto al pubblico attraverso un ampio viale, che immette ai falsi resti di un castello visconteo. Appassionati d'arte e d'antichità, i Cavallini ricostruirono brani di antichi edifici un po'dovunque nelle proprietà, con volute sovrapposizioni di stili diversissimi. Pregevoli sono: l'ingresso principale dell'edificio con colonnato coperto e scala tappezzata di sculture antiche e recenti, tutti gli arredi in legno sfuggiti ad espropriazioni e furti e un affresco di Luigi Morgari del 1924, raffigurante la danza di quattro fanciulle velate, nel parco davanti alla villa medesima.
Proseguiamo ora verso il paese che, poche centinaia di metri oltre, ci si presenta con l'incanto del suo pittoresco golfo, quasi una piccola rada di mare quando ospita un nutrito gruppo di vele agli ormeggi.
Restando fermi sul lungolago parimenti si può ammirare il vecchio nucleo paesano disposto su stretti gradini come un villaggio marino di pescatori. Lì vicino la parrocchiale di S. Rocco (c), ottocentesca espansione di un oratorio del '600, dispensa una nutrita serie di buone opere d'arte.
Sulla facciata un' opera di Giovanni Sgorlon (1950) della Scuola del Mosaico di Sequals.
All'interno a sinistra la cappella della Madonna del Rosario; dietro l'altare (sulla parete della vecchia chiesa che lì si sviluppava) una deposizione del Morazzone (P.F. Mazzucchelli 1573-1626) a sinistra e poi una seicentesca Adorazione di Gesù di scuola veneta. Contemporanee a queste, le due tele della nascita e del battesimo di Gesù. Nella cappella destra un crocefisso di Luigi Morgari (1922) e una statua lignea seicentesca di S. Antonio. Le vele della cupola infine recano affreschi degli Evangelisti, di Girolamo Induno (1827-1890).


Il Paese

Seguitando a piedi l'itinerario precedente, sul fianco destro della chiesa tra il muro di una villa e il Rio della Chiesa si giunge in via F. Borroni, ai piedi del più vecchio isolato di Solcio (d).
I muri e la stretta strada serrata fra le case ne denunciano l'origine medievale, confermabile da uno sguardo alla privata via-cortile, parallela a quella esterna, che corre dentro l'isolato. Si prosegue prendendo la salitella all'altezza del bivio, fino a via Portico che immette in un paio di cortili e poi al portico stesso (e).
Un'arcata in conci regolari di parvenza romanica introduce in un buio vicolo coperto e acciottolato, limitato da un muro con scarpa e scandito a metà dai pilastri e dalle mensole di un altro vecchio portale.
Sopra questo androne si erge un robusto edificio a tre piani che già dalla riva si vede campeggiare con la sua mole, la sua altezza e l'evidenza delle strisce biancorosse sull'intero perimetro. Se non è possibile datare e definire la funzione di questa struttura, almeno la sua parte inferiore ha la parvenza di angusti e bui angoli medievali.
Usciti dal portico, si piega a sinistra lasciando a monte alcune case fatiscenti, una delle quali, adibita secoli fa a lazzaretto degli appestati (f), reca l'insegna lignea della croce sulla soglia.
Altri appestati pare siano stati alloggiati allora sotto il portico. Ora attraverso la via omonima si giunge alla chiesa di S. Antonio Abate (g). Fu il primo oratorio solcese, di origine romanica, a cui allude una carta del 1135.
Il parroco ci dice che nell'anteguerra possedeva ancora i tipici archetti pensili e mensoline romaniche, scalpellati via in un' ultima ristrutturazione. Dal sagrato si gode un'ottima vista, innanzitutto sul piccolo golfo sottostante e poi sulla sponda opposta: dal colle di S. Quirico al golfo di Ranco e Ispra.
All'interno del tempio vi è un bell'altare ligneo di intagliatore valsesiano, con grande tela di Madonna con Bambino e Santi. Sulla mensa ci sono busti reliquiari dorati e alle finestre orientali due belle vetrate policrome di reimpiego. L'ampia abside nascosta è forse romanica.


A San Sebastiano

Da Solcio vi si arriva più agevolmente per il Sempione, svoltando a sinistra al semaforo di Villa Lesa e proseguendo per Massino. Subito dopo il ponte sull'Erno compare la chiesetta romanica di S. Sebastiano (h), su un poggiolo in posizione dominante.
La vecchia mulattiera per Massino passava, diversamente dall'attuale via, più a valle. La via tagliò lo spiazzo, in origine più ampio, dietro l'abside. Il S. Sebastiano è compreso a fine '200 in un elenco di chiese accanto a quelle della diocesi di Milano, che si estendeva anche su questa sponda del Lago Maggiore per il breve spazio di Meina e del suo retroterra e di Arona; la chiesa risale però al 1100-1125, per le sue caratteristiche strutturali. Vi si ritrovarono per di più nel terreno circostante tombe in pietra con monete d'età romana.
L'abside è ripartita in tre campi dalle lesene, con altrettante finestrelle a doppia strombatura e archetti pensili. Presenta una tecnica costruttiva, al piede, diversa da quella superiore. Sulla parete sovrastante l'abside una finestrella a croce vede corrispondere internamente un affresco simbolico del Cristo-Luce (costituito dalla sagoma cruciforme della apertura stessa con aggiunta delle braccia aperte), affiancato da due agnelli e in alto dalla luna e dal sole.
Il campanile, sorretto internamente da due pilastri cilindrici, oltre che dal muro della navata, presenta pure una bella sequenza di ripiani con aperture di ampiezza crescente: dalle feritoie in basso, alle monofore, alle bifore con consueta esile colonna e capitello a stampella. L'interno è spoglio e maltenuto: nel catino dell'abside vi sono affreschi forse quattrocenteschi, ma di non eccelsa fattura, riproducenti il Cristo, gli Evangelisti e alcuni Santi. Anche uno sguardo al panorama circostante non è meno gradevole, in onore all'abitudine dell'uomo di consacrare a Dio gli angoli più belli di ogni località. La posizione, aperta e sopraelevata, permette di osservare tutta la piana dell'Erno da Solcio a Lesa e la sponda lombarda fino ad Angera.
A nord chiude l'orizzonte la incombente mole della Motta Rossa con i suoi ripidi fianchi fittamente modellati a terrazzi con vigna, luoghi da visitare per gli stupendi panorami, cui rimandiamo nella presentazione di Comnago e Calogna.


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