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Il paese e la discesa a lago

Si parte dalla piazza comunale con chiesa di S.Giulio (a), dal campaniletto romanico a tre piani scanditi ad archetti pensili (sec. XI).
Il corpo della chiesa ha subito molti rifacimenti di cui ultimo nel XVIII secolo (una colonna reca la data 1751) ed uno precedente, forse nel 1608 (data incisa sul portale), poco dopo la costituzione della parrocchia per distacco da quella di Graglia (1605).
In cimaalla navata sinistra, altare con statuadella Madonna del Rosario; a destra, altare e statua di S. Giuseppe; nell'abside, statua di S. Giulio.
Tra gli affreschi delle volte ci sono anche opere di Luigi Morgari, attivo in zona negli anni '20 e '30 del nostro secolo.
La veduta del lago da qui è incantevole. Ora risalendo via Umberto I si aprono a destra tre vicoli di cui il secondo e il terzo incuriosiscono per i nomi: 'vicolo del Forte' e 'vicolo della Rocca'. Tracce visibili di fortificazioni non ve ne sono in paese, ma pare che si definisse 'forte' il gruppo di alte case che nel vicolo fanno capo al primo cortile di sinistra. I rifacimenti e gli intonaci mascherano le strutture, ma non pare ci si possa riferire ad opere difensive vere e proprie.
Invece una eventuale rocca medievale poteva sorgere nella direzione indicata dall'altro vicolo, fuori dal paese, dove (in posizione leggermente rilevata) una villa conalti abeti si affaccia verso il lago e sovrasta l'ultimo tornante della strada da Villa Lesa. Lungo il vicolo abbiamo trovato elementi architettonici secolari inglobati in muri più recenti corme riutilizzi: due architravi in pietra, l'uno con croce incisa e l'altro con simboli antropomorfi e cruciformi di tradizione medievale.
Quest' ultimo in un ampio cortile al numero civico 5 (b), dove tutto l'ambiente ci riporta indietro di secoli: un cortile fittamente acciottolato e lastricato, panche e tavoli in pietra, una rustica casa a tre piani con 'lobbie' di legno pozzo esterno, ruderi di un'altra vecchia casa in un angolo della corte. Di fianco al pozzo, un ingresso sormontato dal suddetto architrave su cui le figure descritte si vedono con difficoltà.
Ritornando indietro e percorrendo poi via Risorgimento ci si imbatte innanzitutto in un grande portone in legno, inserito in una struttura atipica in pietra datata 1766. E' l'ingresso della casa dei Rodi (c), una vecchia e benestante famiglia del luogo. L'elegante palazzina e il giardino risalgono all'inizio del secolo. Da qui partono la via per Calogna e il nostro secondo itinerario.
Invece via Risorgimento e via F. Cavallotti ci introducono in un isolato (d) di Comnago caratterizzato da vecchie case (talune in rovina) con pietra a vista, che è difficile datare ma non apprezzare per il fascino che emanano. Di qui si raggiunge la via per Carpugnino. Poco oltre sorge l'oratorio della Madonna di Loreto (1649) (e) sul luogo di un lazzaretto. Chi vuole osservare un masso con numerose cuppelle incise, prosegua per un chilometro in direzione di Carpugnino, finché a destra lungo il ciglio della strada vedrà una grossa roccia scura (f).
La parte superiore, quasi un altare naturale (tagliato in passato per allargare la strada) reca le incisioni emisferiche, numerose anche se pocoprofonde.
Vi è scolpita anche una grossa croce con le lettere iniziali dei due paesi confinanti, come si usava negli scorsi secoli per segnare i limiti territoriali.
Infine, volendo chiudere il giro della visita al paese, si ritorna alla piazza e da lì a Villa Lesa. Scendendo lentamente si riconosce appieno la conformazione dei luoghi vicini: questi magnifici terrazzi ancora ben coltivati, intersecati da un'antica mulattiera che scende quasi diritta al piano; e quella dei luoghi più lontani, in particolare tutto il basso lago e la sponda lombarda.
L'ultimo tratto rettilineo prima del bivio per Calogna ci offre la più centrale panoramica sulla piana dell' Erno eun'altrettanto ampia veduta del Varesotto lacustre.


Salita del Monte alle Croci

Prima delle strade carrozzabili i pendii di questi colli si superavano con mulattiere erte ed incassate fra i poderi, come quella che parte a fìanco della più recente via per Calogna e ancora la interseca a monte. Proprio in quel punto vale la pena di fermarsi ad osservare. Sotto di noi, il bel poggio su cui è cresciuto Comnago.
Il poggio è dominato da due vedette poste alle estremità del rilievo morenico che lo racchiude ad est: il campanile di S. Giulio a destra e una villa alberata a sinistra, sede forse di quella rocca a cui indirizza il vicolo omonimo. È ovvio che lo scenario più distante del lago e delle colline che si ammirerà più compiutamente in vetta, può far distogliere lo sguardo dal paesello.
Con una mezz'ora di marcia sulla mulattiera che si arrampica nel bosco, si giunge alla cima (tenendo a sinistra poiché a destra ci si ricollega all' itinerario n. 2 di Calogna, per la Motta Rossa).
Si lasciano indietro i vecchi terrazzi coltivati e a volte si vedono rovi, a volte il bosco nuovo di delicatissime betulle, alberi estetici in ogni stagione, a volte scheletri arborei vittime di incendi.
In cima ci attende una vegetazione varia e rigogliosa che contorna un chiesuolo centenario (1890) dedicato a Maria Ausiliatrice (g) e lo spiazzo attrezzato per colazioni al sacco.
Questo splendido punto panoramico ci mostra la costa da Monvalle a Ranco incurvata nei due bei golfi, le vette dei Pizzoni di Laveno e del Sasso di Ferro, dello Zeda e del Campo dei Fiori, il lago di Monate, di Varese e il laghetto di Biandronno, il colle di S. Quirico e la Rocca d'Angera (quasi schiacciata per la sua bassa quota), il fondo lago fino a Sesto-Castelletto, poi il serpeggiare della costa che risale da Arona a Meina e a Solcio e si distende nel largo delta creato dall'Erno fino a Lesa.
A coronamento di tutto ciò i colli del Vergante tra cui per vicinanza si impone il S. Salvatore sopra Massino. Per chi abbia dubbi sulla speculazione edilizia può bastare uno sguardo (quando la vegetazione non è al massimo) sul S. Salvatore deturpato dalle ville di cima e dai condomini di mezzo (sulla via per Brovello).
Sono corpi estranei al paesaggio naturale, stonati e irriguardosi per la disordinata distruzione della macchia boschiva.


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