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Lesa - Calogna

La strada, lunga circa cinque chilometri, permette di ammirare un panorama sempre più bello, sempre più arioso, dove gradualmente si perde di vista la piana e il paese di Lesa, con spostamento verso Belgirate.
Di questo percorso è preferibile gustare a poco a poco lo snodarsi tortuoso muovendosi a piedi.
Chi però vuol giungere al paese in auto, troverà poi ugualmente tanti altri sentieri e belle vedute.
Giunti al parcheggio del piccolo paese, il divertimento più bello è spiare o entrare nei cortili a sinistra della ripida via S. Bartolomeo.
Sopra di essa si apre la zona chiamata 'Castel-là' (a), un agglomerato con unico accesso carraio da un vetusto portone, dove le case si succedono su tre stretti ripiani paralleli, come terrazze delle vicine vigne. Sembrano tutte protette da una cortina in basso, lungo la via, quasi a guisa di castello.
Il nome è forse dovuto proprio a questa struttura e alla posizione decentrata rispetto al cuore di Calogna: là', cioè 'spostato'.
Anche qui, come per un simile isolato di Colazza, sarebbe assurdo parlare di castello, essendo entrambi indifesi nel lato a monte.
Alla destra di via Regina Margherita stanno le altre case (b) con viuzze strette, soffocate dalla pietra che compare ogni dove, anche a recintare i cortili, come un piccolo grazioso labirinto sacralizzato dalle cappellette alla Madonna e ai Santi, posto ai piedi della parrocchiale di S. Bartolomeo (sec. XVIII-XIX) (c), rifatta - la prima - sul luogo di una preesistente cappella almeno cinquecentesca.
Dal suo monticello si gode una bella veduta che spazia sul lago per il tratto da Arona-Angera ad Arolo con vista insecondo piano del Sacro Monte edei laghi varesini.


Alla Motta Rossa

Occorre uscire dall'alto del paese (via Regina Margherita) diretti a sinistra per Comnago, in auto o a piedi, fino al punto in cui si lasciano le ultime ville e l'asfalto.
Il tratto sterrato in piano (d) è un magnifico balcone sul Verbano.
Per salire, prendere a piedi il largo, malagevole sentiero dei boschi, tenendo la destra fino a giungere ad un lungo tratto piano diretto a nord, in mezzo ad uno splendido bosco di betulle.
Si giunge da qui ad una chiesetta antica con abside romanica (sec. XI-XII), dedicata a s. Cristina (e). Dalle finestrelle si scorge il catino absidale, affrescato con immagini di Madonna e Santi.
La tradizione dice che questa fosse la chiesa di un villaggio distrutto dalla peste cinque-seicentesca; una testimonianza dell'Ottocento afferma che intorno alla chiesa si ritrovarono un cimitero d'età romana e i resti di mura e pavimentazioni, mentre si costruiva il vicino edificio, un roccolo per l'uccellagione.
La strada prosegue, esce dai boschi e allo scoperto punta verso la cima brulla della Motta Rossa, Monte Ber per la gente del luogo (f).
Salendo, riprende sempre più panoramica la vista del lago.
Il basso lago verso Arona è mascherato dai boschi attraversati, ma in compenso la sponda lombarda è visibile dal colle di S. Quirico a sud fino alle bianche rupi a strapiombo di S. Caterina del Sasso dopo i due golfi di Ranco e Ispra-Monvalle. Dietro si vedono il Campodei Fiori di Varese ed i laghi di Monate e Varese.
Oltre S. Caterina si ergono il Sasso di Ferro e i Pizzoni sopra Laveno.
La vista del golfo di Stresa è impedita dai boschi antistanti del Monte del Falò, mentre più lontano si vede l'alto lago.
Dalla cima infatti si possono riconoscere la punta della Castagnola di Pallanza e, dietro, Intra; a sinistra, il lago di Mergozzo in sottile specchio e il Montorfano.
Poi rivolti ad ovest, lasciati i sottostanti campi da golf, sono sotto controllo tutta la valle di Brovello-Carpugnino e il versante nord-est con i villaggi di Stropino, Vezzo e Gignese, Carpugnino, Graglia, Nocco - sopra il monte - e Brovello.
I monti retrostanti sono, da destra a sinistra, il Mottarone, un secondo Monte del Falò e il S. Salvatore alle cui pendici si aggrappa Massino. A sud la stessa Motta Rossa presenta due rilievi: uno vicino anonimo di 630 metri, e l'altro all'estremità del colle, chiamato Monte alle Croci, di 645 metri.
La vista a 360 gradi che quassù presso la grande croce si gode, è pari a quella di una veduta aerea, un premio meritato a chi ha affrontato la buona ora di marcia.


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